Biomusicologia

kandinsky

 

Una tra le ultime sfide della scienza è la comprensione delle basi biologiche della mente e di quei processi che ci permettono di apprendere, ricordare, agire e percepire. Il comportamentismo, la dottrina che ha dominato la psicologia sperimentale per buona parte del XX secolo, riteneva che fosse possibile studiare la condotta degli esseri umani osservandone le azioni. I sostenitori di questa teoria ritenevano che il sistema nervoso fosse come una struttura insondabile e negavano l’utilità di indagini volte allo studio dei processi mentali, poiché lontani da qualsiasi possibilità di analisi effettiva.

L’opinione odierna è assai diversa.

Un numero sempre più considerevole di studiosi e ricercatori ritiene sia possibile capire come funzionano i processi mentali studiando il cervello. La consapevolezza dottrinale e centrale che rivelano gli studi contemporanei sul cervello può essere sintetizzata nella frase seguente: ogni comportamento è l’espressione di una funzione cerebrale che si integra con molte altre. In quest’ottica, l’espressione generica mente è il risultato di una serie complessa di processi e funzioni cerebrali. L’attività cerebrale è alla base di comportamenti relativamente semplici come il camminare, respirare e mangiare, e nello stesso tempo è a fondamento di altre attività più complesse, come l’apprendere, l’affezione e l’estro artistico che consente ad alcuni di noi di dipingere un quadro o comporre una sinfonia. Anche l’arte, nella fattispecie la musica, è dunque espressione di una attività cerebrale.

Lo studio di questa attività e della sua seguente organizzazione nel sistema della cultura e dell’evoluzione della specie Homo sapiens sapiens è la biomusicologia. Per fare un esempio, la domanda cruciale che si pone il ricercatore di biomusicologia è, in chiave prettamente evolutiva: in che modo una facoltà come la musica, che manca di “uso diretto”, è sfuggita all’implacabile e forte azione selettiva della Natura (Wallin N.L., 2003, pag. 23) Forse la musica esiste ancora perché “innocua e senza significato teleologico”, oppure perché poligeneticamente strutturata in cooperazione e dotata di pregnanza esistenziale?

In sostanza, la domanda madre di tutti gli altri quesiti e tipici delle diverse discipline che studiano la musica, è: la musica, apparentemente senza scopo, a che cosa è utile?

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