Chiari, semplici ed efficaci, recensione del testo di Angela Scibetta, 2009, Solitudine e sesso virtuale su internet. Cosa e` l’amore, Leonardo Editrice, Pasian di Prato, (UD)

Angela Scibetta è un medico di base, insignita della Medaglia d’Oro al valore civile, il 28 maggio 1998, dall’allora Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, per l’eccezionale abnegazione dimostrata nel dare soccorso alle persone colpite da una violenta tromba d’aria abbattutasi a Bibione il 20 Luglio del 1997. Oggi è anche psicoterapeuta, dopo aver conseguito una seconda laurea, e presenta il suo pensiero in questo libro scritto in modo chiaro, accessibile ed efficace, fin dalle prime pagine.

L’autrice non ama le ridondanze e non intende presentare la propria verità edulcorandola se può apparire scomoda o mistificandola se è dolorosa. A lei piacciono le parole giuste, quelle che devono essere utilizzate quando si vuole mirabilmente  descrivere la realtà o comunicare messaggi importanti ed essenziali.

Uno di questi, che costituisce in effetti il punto di partenza dell’interno testo, è che la pace in questo mondo sarà possibile veramente solo quando capiremo che le guerre nascono dallo stesso animo umano nel quale può albergare l’idea della pace. Sembra una affermazione lapalissiana, e ridondante, eppure è talmente importante da richiedere una pausa di riflessione. La Scibetta, operando questo parallelismo, che io definirei psico-evolutivo, evidenza sin dalle prime pagine del suo testo quanto siano importanti, persino vincolanti all’interno dei primi tre anni di vita, le figure genitoriali e la loro funzione nutritiva, sia fisiologicamente che, e forse soprattutto, affettivamente parlando. Ecco che emerge subito, in un testo che si occupa, come si evince dal titolo, del sentimento della solitudine, della nostra sessualità – sia reale che virtuale – l’importanza di quelle azioni che sono tutte comprese nell’ambito del termine “educazione”.

Nella vita di tutti giorni, in una sorta di educazione continua, le nostre azioni, come i pensieri, anche se non ce ne rendiamo conto arrivano a tutti, nessun escluso. Infatti, la mente porta i suoi contenuti lontano, come il vento le foglie, e favorisce una diffusione di idee altamente contagiose, sia nel bene che nel male. Non esiste in questo mondo qualcuno che abbia la possibilità di esimersi dall’educare o qualcun altro che voglia farsi sordo per non ascoltare i Maestri. Tutti noi esercitiamo entrambi i ruoli, prima o poi, e proprio in questa dualità trascorriamo la vita decidendo costantemente quale direzione intraprendere, sebbene si intuisca che ogni scelta presenta comunque una quota di imprevedibilità, uno spazio che rimarrà insondabile, senza risposte ma affollato di domande cruciali.

Angela Scibetta vuole proprio educarci, senza essere presuntuosa, ma sempre garbata ed elegante nello stile, alla possibilità, che è appunto per lei una concreta capacità, di scegliere quello che desideriamo veramente nella vita senza andare incontro a disfatte e frustrazioni che fingiamo di non considerare, e di cui attribuiamo regolarmente  la colpa agli altri. Questo libro si rivela, pagina dopo pagina, una specie di vademecum per la realizzazione di una radiografia interna, una analisi dei propri sentimenti e pulsioni, soprattutto quando, chattando su internet, ci scopriamo diversi da quello che credevamo di essere. Per questi motivi l’autrice considera i contatti umani, quelli concreti e reali, la necessaria conseguenza dei contatti iniziati virtualmente.

“Il soggetto esiste solo quando c’è l’altro e non basta il suo pensiero a rassicurarlo, ha bisogno di manifestazione continue e concrete” (pg. 31), l’autrice con questa dichiarazione conferma, dal punto di vista medico, quello che da tempo io sostengo quando incontro i genitori, e converso con loro circa il modo migliore per rapportarsi con i figli. Pur ammettendo che non esiste una ricetta educativa, perché nessuno di noi possiede la bacchetta magica del perfetto educatore, è oramai assodato che la mente umana ha bisogno di tempo per comprendere un significato e dare un senso ad una relazione. Ecco perché la Scibetta parla di “dosi” di amore che sono effettivamente dosi di tempo che si devono spendere stando assieme al partner, che sia il proprio compagno o la propria compagna, o nel rapporto genitori-figli, perché se può essere un problema l’amore quando c’è, è senz’altro un problema maggiore quando non c’è.

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