E` anche la tua vita, Prefazione al testo di Lorenzoni P., 2010, Vivro` per sempre, Albatros Edizioni, Viterbo

Coloro che mi conoscono personalmente, ed ho la fortuna di conoscere molte persone, sanno quanto io ami la poesia. Nella prima parte della mia vita ho fatto il pianista ed ora, che non esercito più questa attività professionalmente, ho trovato il modo di recuperare una dimensione di vita “musicale” utilizzando il linguaggio della parola, nella sua forma forse più evidentemente artistica: la poesia.

Questa breve giustificazione autobiografica è utile per entrare subito nel merito delle poesie, che ho letto molto attentamente e riletto con altrettanta passione, di Paolo Lorenzoni. Si tratta di una raccolta intitolata “Vivrò per sempre”, pubblicata personalmente dall’autore nel 2008, con una presentazione di Carlo Luigi Ciapetti, una ulteriore prefazione dell’autore stesso, e che ora viene pubblicata per un pubblico più vasto.

Vi consiglio di saltare le prefazioni e presentazioni, per leggerle solo dopo aver gustato l’intero insieme delle poesie.

Il poeta Lorenzoni si impone un’antica domanda: “Quale senso ha l’esistere”? Una questione che affronta da uomo quarantenne, come lui stesso si definisce, che ha “passato tutti questi anni a cercare di avere tutto, amore, benessere, condizione fisica, salute, famiglia, divertimenti (…), lavorando assai sodo per ottenere tali risultati”. Sono molte le persone che possono identificarsi in una vita come questa. Eppure, quante sono le persone che si fanno la domanda fondamentale, tipica della cosiddetta crisi adulta e che invece il nostro Lorenzoni si pone?

È interessante che, proprio per rispondere a questa semplice e al tempo stesso complessa domanda, Lorenzoni si chieda, sin da principio, se è importante scrivere un libro e se dunque questo debba essere o meno letto da qualcuno: che siano amici o sconosciuti, non importa. Affida allo scrivere la sua vita, i suoi pensieri, le sue speranze e incertezze, proprio come la maggioranza dell’umanità è in grado di fare, ma molto spesso non ne ha il coraggio.

Sì, Paolo Lorenzoni è sostanzialmente un uomo coraggioso, dunque un uomo in grado di esprimere il “cuore” del proprio ragionare, essendo pervenuto alla finale convinzione che non può esistere alcun ragionamento sulla vita che non passi dal cuore, dai sentimenti e dalle emozioni che la vita stessa crea in noi.

Lorenzoni dichiara che “l’azione è strumentale, il centro del mondo è colui che la compie”, e in questa frase sembra risiedere tutta la sua saggezza antropologica, perché è esattamente in questo modo che la specie umana si è evoluta e continua ad evolversi, cercando costantemente di condividere con tutti i membri dell’umanità intera le azioni più importanti e significative. In effetti, le azioni più significative sono proprio quelle in cui ognuno di noi è in grado di riconoscere (in esse) l’espressione di un vero e autentico sentire umano, che, in quanto tale, non può che unire tutte le persone attorno all’azione stessa. Proprio in questa funzione si esprime il valore educativo ed estetico dello scrivere poetico, ossia quando la parola è in grado di coinvolgere un vasto numero di persone che riescono ad elevarsi artisticamente dalla quotidianità della loro esistenza, pur restandone affascinati.

Lorenzoni parla di amore, l’unico e reale motore di ogni azione umana, anche quando una certa scienza para-illuminista cerca di segregarlo nel ghetto dell’estetica, oppure dell’etica, facendoci credere che la ragione sia qualcosa di lontano dal provare emozioni. Nulla conosciamo se non attraverso l’amore, e qualsiasi reductio ad unum conduce all’amore totale ed universale, che piaccia o no.

Paolo Lorenzoni, racconta dunque tutto questo nelle azioni della sua vita e dei suoi pensieri, con una delicatezza che lo avvicina alla pittura del Rinascimento italiano. Racconta l’ansia, l’incertezza dell’esistenza, la speranza e la fede nel futuro, gli incontri fra gli esseri umani in un “volo di anime e cervelli”, e tutto questo è realizzato con molto garbo, e tu lettore ne esci con una sensazione che diventa certezza: aver assistito ad un film che ti appartiene, perché è anche la tua vita.

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