Recensioni

  • Maria Stuarda, Liberamente tratta dal dramma di Friedrich Schiller, a cura di Beatrice Paoleschi – coreografia di Beatrice Paoleschi, musiche originali di Stefano Burbi e costumi di Santi Rincari

Il 28 Agosto è stato presentato dalla Fondazione Festival Pucciniano di Torre del Lago (LU), il balletto/teatro “Maria Stuarda”.

Erano anni che non ci capitava di tornare a casa, al termine di due ore di intensa partecipazione ed ammirato silenzio, colmi di felicità e lusingati per aver potuto godere di un tale spettacolo. Sulla musica, originale e magistrale, di Stefano Burbi si sono cimentati danzatori ed attori che hanno dimostrato non solo talento indiscusso, ma una capacità comunicativa che spesso crediamo sia ad appannaggio solo di qualche personaggio dello star system televisivo. Il connubio della musica con la coreografia innovativa e stupefacente di Beatrice Paoleschi è stato perfetto, con i danzatori e gli attori (semplicemente stupende e superbe Giulia Lino nel ruolo prosaico della Lady e Caterina Boschi in quello della Stuart) hanno saputo rendere le due ore di spettacolo talmente emozionanti da farci avere la sensazione di un tutto unico, armonicamente arricchito dalle note di Stefano Burbi. A proposito della musica, vorrei spendere qualche parola in più, proprio perché non siamo abituati, in questa nazione, ad ascoltare compositori viventi ed operosi della levatura e raffinatezza che troviamo nell’opera del compositore fiorentino, Primo Premio Festival del Cinema di Toronto 1996 come autore della migliore colonna sonora originale per il film “Annigoni” e Menzione d’onore al Festival del Cinema di Chicago nel 1996. Molto probabilmente senza quella musica anche il risultato d’insieme non avrebbe avuto quell’effetto sul pubblico, che ha applaudito per almeno dieci minuti consecutivi richiamando in scena gli interpreti più volte e che si è trovato concretamente inserito nella vicenda di due donne in lotta per il potere, entrambe schiave dei propri ruoli e di propri sentimenti. Come del resto lo siamo tutti noi, ed è per questo che le attrici sono state, nei costumi essenziali ed efficaci scelti da Santi Rincari, tra un nero imperante ed un rosso passionale, rispettivamente per Elisabetta, completamente calva come i suoi pensieri danzanti, ed il rosso di Maria Stuarda, donna completa ma insoddisfatta della vita, sempre all’altezza della situazione rappresentata.

Elsa Sabbatini e Laura Feresin hanno danzato nel ruolo di Elisabeth e Maria esprimendo una padronanza ed una tecnica decisamente coinvolgenti, a tratti persino impressionanti per labravura. Mariottini ha danzato con l’equilibrio e la sobrietà che lo contraddistinguono, dando prova della sua abilità tecnica specialmente sul finale della rappresentazione. E’ da menzionare, per quello che riguarda la musica, il brano dell’Agnus Dei, suggestivo e commovente, all’interno del quale i cantanti, Maria Gaia Pellegrini – Soprano, Patrizia Parnasi – Contralto, Saverio Bambi – Tenore e Romano Martinuzzi – Basso hanno dato prova di tutte le loro capacità virtuosistiche ed artistiche.

Insomma, questa volta a Torre del Lago abbiamo assistito a qualche cosa di veramente bello ed utile per la mente ed il cuore, speriamo che la Fondazione del Festival Pucciniano si dedichi di più al balletto e al teatro!

  • Francesca Dego e Francesca Leonardi a Lucca

Poter dire, con il cuore stracolmo di commozione, che la musica salverà l’Italia e Lucca è davvero qualcosa di miracoloso… sia per l’Italia che per Lucca e soprattutto per noi!

Questo è stato il mio pensiero dominante, dopo aver ascoltato il 23 di questo mese le note eseguite da due professioniste davvero ammirevoli, sia dal punto di vista musicale-esecutivo che da quello stilistico generale.

Per il 250° anniversario della morte di Francesco Saverio Geminiani, grazie all’intervento della Provincia di Lucca, del Comune e dell’Associazione Musicale Lucchese, presso la Sala Ademollo del Palazzo Ducale, abbiamo assistito all’esecuzione della Sonata Impetuosa del musicista lucchese, della Sonata il Sol Minore di Giuseppe Tartini e dei Capricci dell’Op. 1 di Niccolò Paganini.

Sul palco, Francesca Leonardi, al pianoforte, e Francesca Dego, con un violino Ruggeri del 1697.

Con stile pacato, sereno e padronanza di se stesse si sono presentate queste due giovani artiste, facendo subito capire a coloro che si apprestavano ad ascoltare un concerto anche con gli occhi, che si era di fronte a due persone, professionalmente serie ed impegnate a sostenere il ruolo che la fatica della musica richiede quotidianamente. Non so se il pubblico, assai numeroso ed attento, si è, in effetti, reso conto di questo modo di presentarsi, di incedere dal fondo della sala sino al centro del palco, ma saranno d’accordo con me tutti coloro che sono stati attenti anche a questoparticolare.

Non voglio raccontare qui, anche perché non sarebbe forse di interesse generale ma solo personale, l’alto grado di preparazione tecnica, virtuosistica e cameristica delle due Francesche, perché a questi livelli si tratta di qualche cosa discontato, direi persino ovvio. Se questi tre elementi che ho elencato non sono presenti nello stile esecutivo di un artista, allora è bene cambiare mestiere.

No, nel caso di Lucca, che si propone come Città della Musica, è stata tutta un’altra musica…  Raffinatezza del racconto sonoro, attenzione che gli attacchi dei due timbri strumentali fossero riconosciuti e perfettamente sincroni; chiusura delle frasi con diminuendo altamente misurati e condotti con parsimonia; espressione di un carattere decisamente maturo per le rispettive età (dell’84, Francesca Lombardi e dell’89, Francesca Dego), che trova un privilegiato canale espressivo tanto nell’esecuzione di brani settecenteschi e romantici, quando nel bis di un autoremoderno che le due musiciste hanno concesso gentilmente.

È altrettanto inutile dire che l’esecuzione dei Capricci di Paganini ha incantato il pubblico, per tutti motivi che ho espresso… ed ha incantato me per un altro specifico motivo: ho ammirato il carattere magistrale con il quale una ragazza di ventitre anni è in grado di padroneggiare tanto la tecnica quanto la musicalità dei capricci.

Ecco perché continuerò sempre a sostenere che, nonostante la nostra generazione, siamo in presenza di alcuni giovani italiani che costituiscono l’unica speranza di miglioramento esistenziale dell’intera nazione, della nostra patria culturale per tradizione.

Posso solo invitare tutti voi a non perdere l’occasione per ascoltare questi due veraci talenti italiani (che si sono recate all’estero per specializzarsi, ma che rimangono ancora qui… cosa davvero encomiabile e oramai rara), e a pregare con me perché la loro vita sia contornata da quel successo che ogni fatica educativa merita, soprattutto quando è anche di tipo artistico.

Grazie Lucca e grazie Italia… quella Italia che si lascia amare sul serio.

 

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