Simonetta Bumbi, 2009, iostoconletartarughe, Edizioni Smasher, Barcellona, Messina, pgg. 176

Simonetta Bumbi non usa le maiuscole, tranne che per scrivere di Lui. Alcune volte, forse troppo spesso per i miei gusti, inserisce la rima baciata. Il testo è però importante, significativo e doloroso allo stesso tempo. Non lo si legge, come spesso si dice e la si ritiene una caratteristica positiva per un libro, “tutto d’un fiato”. Con Simy, come l’autrice si firma per gli amici, bisogna avere molto fiato, e saperlo dosare attentamente, perché gli episodi, le considerazioni sulla vita e sulle persone che popolano la sua esistenza sono profonde, taglienti, argute e pregnanti. Simonetta vive con Tarta e Ruga, che scrutano i giorni dell’autrice, punteggiati dalle parole della figlia, suo unico e vero dono della vita. Sul suo accidentato percorso non manca, qualche maschio alessitimico che si infrange nel mare di amore che lei stessa sarebbe in grado di elargire e che nessuno vuole e comprende. Non a caso essa si chiede perché attenda ancora un “bacio sulla fronte che si confina tra pelle e cuore”. E continua raccontandoci che sono la vista ed il tatto i veri protagonisti dei desideri più reconditi della sua vita. Sono questi due sensi che hanno sempre a che fare con un tempo che inesorabilmente scorre, dimenticandosi di lei, come non fosse mai esistita. E per farci capire quanto siano per lei rivelatori gli occhi, secondo la mirabile tradizione neoplatonica di Marsilio Ficino, accosta la loro funzione alla cura che un gesto del trucco, con il Rimmel, pone nei confronti del loro contorno. Eh, sì! Per la Bumbi è decisamente il contorno, ciò che rimane inespresso nel silenzio della solitudine, a determinare il senso profondo delle relazioni umane, le quali, in effetti, sono effimere e vane come la sua vita affettiva. Ma non desidera che sia così, anzi. Il testo non può essere definito romanzo, ma piuttosto un diario. Oscilla tra il personale e il culturale riferito ad un mondo nel quale ogni individuo coraggioso ammette di essere coinvolto. Ma nonostante la desolazione, nelle pagine si respira un vago quanto umano ottimismo. Simonetta, vive nella sua disperazione anche suicida, nella sua confusione emozionale nella quale non sa se è lei a dover chiedere perdono di una vita che non ha cercato né voluto, oppure è la vita stessa che dovrà scusarsi per averla trascurata davvero. Essa è comunque sempre in lotta con il tempo, per fermare il meglio e dimenticare un passato che riaffiora continuamente. È il sabato il giorno peggiore, accanto alla domenica, quando l’infanzia e la biografia personale riaffiorano con tutta la forza delle vecchie ferite, quelle che difficilmente si rimarginano se i neuroni non si decongestionano. Alla fine, anche il sabato sarà accettato, perché il desiderio di amore, totale ed universale che emerge dalle parole di Simonetta diventa patrimonio dell’umanità, di tutte le persone che soffrono ed hanno sofferto per la loro sincerità e coraggio. Ebbene, consiglio vivamente di leggere questo libro perché, non solo è scritto bene (anche se le minuscole e la punteggiatura richiedono una lettura a voce alta, come è stata la mia e un soffermarsi a lungo sulle frasi ed i respiri che impone), ma è sicuramente l’occasione per una meditazione interiore, reale. Simonetta, nel suo inferno, tocca il cielo e lo regala a tutti noi. Grazie, Simonetta… a presto leggerti.

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